INDIRIZZO STRATEGICO E PRIORITA’ DELLA “NUOVA” AMIU

24.01.2013 18:13

Dev’essere dotato di notevole autostima l’ex sindaco di Alessandria se, come ho letto, ha chiesto, nel corso di una recente Commissione consigliare al responsabile tecnico di Amiu, come si sia “ristrutturata” l’azienda per effetto dell’eliminazione di alcuni servizi decisa dall’attuale Giunta. Dovrebbe essere, infatti, cosa a tutti nota che l’Amiu è stata “destrutturata” dalla precedente Amministrazione che l’ha ridotta nelle penose attuali condizioni non trasferendo alla società milioni di euro delle tariffe puntualmente pagate dai cittadini. Stravolgendo un sistema avanzato di raccolta che stava dando ottimi risultati nella riduzione del peso dei rifiuti raccolti, dei conferimenti in discarica e con l’aumento dei materiali recuperati e inviati al riciclo. Una modalità, quella domiciliare, che, oltretutto, godeva del consenso della maggioranza degli utenti.[1] E decidendo, inoltre, di spendere 2,1 milioni di euro per acquistare 3645 nuovi enormi contenitori da riportare sulle strade, eliminandone altri ancora in ottimo stato.

Che il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani sia per i comuni quello più delicato è stato confermato in questi mesi anche nella nostra città a causa dei problemi accumulati, delle disfunzioni cui è stata colpevolmente costretta l’azienda e per le preoccupazioni sul futuro lavorativo che vivono i dipendenti. Tutti elementi che hanno evidenziato come il sistema possa entrare facilmente in crisi e mettere a rischio il normale funzionamento di una comunità.

 

Adesso tocca ai nuovi amministratori porre rimedio, e non sarà compito né facile, né breve. A tale proposito ritengo che, per rispondere alle note necessità di economia e di bilancio, l’indirizzo strategico del servizio non potrà che tener conto della situazione degli impianti di cui è dotato il Consorzio alessandrino. Il Comune di Alessandria - dopo la chiusura dell’impianto di Castelceriolo - non ha a disposizione una propria discarica e, con l’entrata in vigore di quella di Solero, questa esigenza non si porrà almeno per i prossimi due-tre lustri. Analogamente, in questo caso il Consorzio, non dispone di un inceneritore e, di norma, utilizza l’impianto di Parona. Visto che la tariffa che i comuni pagano per conferire nella discarica consortile i rifiuti indifferenziati è pari a 132,21 Euro a tonnellata, mentre il costo per inviare la stessa quantità di Cdr (Combustibile da rifiuti) in Lomellina è di 88 Euro, se ne deduce la logica convenienza di Comune ed azienda ad agire per ridurre il totale dei rifiuti e, in particolare, quelli indifferenziati. Risultando l’attuale produzione annua dei rifiuti urbani di Alessandria superiore alle 50mila tonnellate, è evidente che la riduzione dei costi diventa consistente quanto più è contenuta la quota degli indifferenziati avviata alla discarica.[2] In maniera analoga, ma in altra direzione, sono destinati a crescere i ricavi dalla vendita dei diversi materiali raccolti separatamente, specie se contengono poche impurità e risultano di buona qualità. Per quest’ultimo aspetto, più che la percentuale della differenziata, che può essere artificialmente sostenuta, a contare di più è la quota del materiale che effettivamente viene recuperato e riciclato. Ora, tutti coloro che si occupano seriamente della materia, non hanno dubbi di sorta nel sostenere che la modalità di raccolta più utile per ridurre le quantità dei rifiuti e accrescere la qualità e la percentuale della differenziata sia quella “domiciliare”. La quale si può, con varie applicazioni, adattare ai diversi contesti urbani. Non è poi un mistero che anche nelle criticità che il servizio ha manifestato ad Alessandria nelle scorse settimane le aree del Centro e di parte del Cristo rimaste servite dal “porta-a-porta” sono quelle che meglio hanno retto al disservizio.

 

Nel mentre da parte dell’Amministrazione si sta con difficoltà intervenendo per riportare a condizioni di normalità la “nuova” Amiu, riterrei importante agire, nel medesimo tempo, su almeno tre aspetti. In primo luogo, per arrestare il degrado qualitativo, tuttora in atto, della raccolta, richiamando ad una maggiore responsabilità i principali produttori di rifiuti: le mense, gli ospedali, le case di cura, la grande distribuzione e l’intero settore del commercio, per quanto attiene, in particolare, la corretta separazione dell’organico, che sul totale rappresenta almeno un terzo. E, per avere un rinnovato controllo sui risultati della raccolta differenziata dell’insieme dei cittadini, sollecitando la collaborazione attiva degli amministratori dei condomini.

Come secondo impegno, appena le condizioni operative dell’azienda lo permettono, occorre intervenire nei confronti degli oltre 13 mila abitanti dei sobborghi dove, pur essendo soggetti alla stessa tariffa di tutti gli altri cittadini, da anni nulla è cambiato nel servizio e si ritrovano ancora sulla strada i vecchi, malandati e male assortiti contenitori.[3] Qui il nuovo sistema può essere quello positivamente adottato per i piccoli comuni dell’alessandrino, con la raccolta a domicilio di indifferenziato e organico e, per gli altri materiali, la realizzazione di “vere” aree ecologiche. In più, a seconda delle realtà, si può incentivare la pratica del “compostaggio domestico” che riduce le quantità e l’onere del ritiro. Infine, per riaffermare da parte del Sindaco e della nuova Giunta che il sistema che si intende adottare è quello che si pone l’obiettivo della costante riduzione dei rifiuti e della raccolta domiciliare, decidere in maniera emblematica il ritorno del porta-a-porta in quelle piccole, ma significative realtà come a Lobbi, dove i cittadini si erano opporsi allo smantellamento del servizio, o, più recentemente, in una parte del Cristo, dove sono state raccolte le firme per ritornare a liberare la strada dagli ingombranti cassonetti.

La modalità di raccolta a domicilio è, poi, anche quella a maggiore “intensità” di occupazione e, per questa via, può risultare la più utile per salvaguardare nel loro complesso gli attuali posti di lavoro. Un aspetto, quest’ultimo, a suo tempo non adeguatamente considerato e valorizzato dalle stesse organizzazioni sindacali.

 

P.S: questa breve disamina sugli aspetti essenziali della raccolta e gestione dei rifiuti urbani di Alessandria non si occupa delle attività e delle prospettive della società Aral che necessita di una trattazione a parte.

                       

Alessandria, 24 febbraio 2013

Sinistra Ecologia e Libertà - Renzo Penna



[1] Indagini di “Customer Satisfaction” promosse da Amiu e Consorzio di Bacino nel 2007

[2] I dati sulla produzione dei Rsu si trovano nel: “Documento di indirizzo per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati” -  2008 Provincia di Alessandria

[3] Sono i sobborghi di : Cascinagrossa, Litta Parodi, San Giuliano Vecchio, Cantalupo, Cabanette, Villa del Foro, Casalbagliano, San Michele, Valmadonna e Valle San Bartolomeo