Crisi Mondiale -Il Punto sulle Aziende Italiane: mancati pagamenti in aumento del 32%

02.08.2012 20:29

La crescita mondiale nel 2012 resterà debole (+ 2,6%). L’epicentro della crisi, partito dagli Usa, si è spostato in Europa, trasferendosi sul debito sovrano. Il rallentamento in Cina, Brasile, India e Russia è più forte del previsto anche perché Eurolandia si è fermata.
In Italia tutti i principali indicatori sono in frenata facendo prevedere per il 2012 un rallentamento di circa il 2%. Prosegue la caduta della produzione industriale, in calo tendenziale del 6,9% a maggio rispetto all’anno precedente, e del fatturato totale, in termini tendenziali -4,1% ad aprile, con un tonfo del 7% sul mercato interno e un aumento del 2,6% su quello estero (soprattutto sui mercati extra-Ue).

Male anche gli ordinativi (-12,3% su base annua) e i consumi delle famiglie, con gli stipendi ancora sotto l’inflazione.

Le sofferenze lorde a fine marzo sono risultate pari a circa 107,6 miliardi di euro (+15% a/a), la raccolta è ancora sotto gli impieghi e rallentano i prestiti a famiglie e imprese anche a causa del calo della domanda dovuta alla congiuntura. I fallimenti hanno fatto registrare nel 1° trimestre 2012 un aumento tendenziale di oltre il 4% e le chiusure di imprese in genere di oltre l’8%, i protesti di oltre il 21% specie nelle regioni meridionali.
Alcune misure sono state approvate per affrontare il problema della ingente mole di crediti vantati dalle aziende nei confronti della P.A., come le compensazioni, la certificazione degli importi dovuti e la conversione in titoli di Stato. Partirà inoltre a marzo 2013 l’implementazione della Direttiva Comunitaria che fissa a 60 giorni al massimo il termine di pagamento nelle transazioni commerciali in seno all’UE. L’obiettivo ambizioso è porre fine ai ritardi nei pagamenti, causa di degrado del clima degli affari e di indebolimento della posizione finanziaria delle aziende, soprattutto in tempi di crisi e di maggiori difficoltà di accesso al credito bancario. Le disparità esistenti tra i vari Paesi, con tempi di pagamento che variano tra i 24 giorni in Germania e gli oltre 100 in Italia, rendono ardua questa convergenza nel breve termine in quanto la congiuntura economica nei Paesi dell’Europa del Sud è addirittura tale da allargare i divari, obbligando le aziende a raddoppiare gli sforzi per adeguarsi alla nuova norma.Nel 2012, si prevede che l’evoluzione globale dei tempi di pagamento seguirà quella dell’economia. Nei Paesi con i migliori scenari di crescita, come la Germania e la Polonia, i tempi di pagamento si ridurranno.

Nei Paesi più in crisi e, in particolare, con prospettive  negative di crescita, come Spagna, Italia e Portogallo, si rischia invece un loro aumento, peggiorando la posizione finanziaria delle imprese che saranno obbligate a cercare altre fonti di finanziamento.
Nel 2011 sono state 12.094 le aziende fallite, con un incremento del 7,4% rispetto all’anno precedente. Allarmanti anche i dati dell’ultimo trimestre, con 3.500 procedure avviate (+1,9% sul quarto trimestre 2010), che portano il numero complessivo dei fallimenti aperti nell’anno oltre quota 12.000.

Siamo al livello massimo registrato in un singolo anno da quando è stata riformata la disciplina fallimentare nel 2006. Un dato questo che sebbene non superi in termini assoluti il record toccato nel 2005 (quando prima della riforma potevano accedere alle procedure anche le microimprese) evidenzia ripercussioni più gravi rispetto al passato vista la maggiore dimensione media delle imprese coinvolte nel 2011, i costi in termini di posti di lavoro
persi e ricchezza non prodotta sono significativamente maggiori.

I fallimenti sono aumentati per tutte le categorie giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6% sul 2010), rispetto alle altre, +4,7%. Gli insolvency ratio (Ir), che misurano la frequenza dei default – fallimenti ogni 10.000 imprese operative – indicano che sono proprio le società di capitale a fallire più spesso: l’Ir infatti ha toccato nel 2011 quota 81,5 punti contro i 14,5 delle società di persone e i 5,2 delle altre forme.

Le imprese più colpite sono state le piccole e medie aziende con un attivo tra i 2-10 milioni di euro e quelle con un attivo tra i 10-50 milioni, con un insolvency ratio pari a 127,2 punti. Nel 2011 è proseguito l’aumento dei fallimenti nei servizi (+10% rispetto al 2010) e nelle costruzioni (+7,8%). In controtendenza l’industria che, pur rimanendo il macrosettore con la maggiore frequenza di fallimenti (Ir 39,8), ha registrato un’inversione di tendenza rispetto al 2010 (-6,3%).

Il risultato è da attribuire soprattutto ai miglioramenti dei settori che negli anni precedenti hanno pagato un conto salato alla crisi: alla meccanica, il cui l’Ir passa da 70,6 punti del 2011 a 60,3 del 2010, alla chimica (da 59,1 a 46,3), al sistema moda (da 54,4 a 46,6), alla siderurgia (da 51,2 a 40,1).

Il Piemonte come si posiziona in questo scenario?

 

Dal punto di vista dei Pagamenti sfortunatamente l’andamento dei settori in cui nel 2011 il Piemonte è cresciuto è negativo e, di conseguenza, sono in forte peggioramento i mancati pagamenti sia sul fronte del numero che degli importi medi. Siderurgia ed edilizia i settori che hanno registrato gli andamenti
più negativi. La severità (il valore medio) dei mancati pagamenti era tornata ai livelli pre-crisi nel 2010 ma nel 2011 ha registrato una forte crescita arrivando addirittura ad un +53% vs 2007.(percentuale confermata anche in questi primi sei mesi del 2012)

 

Dati e previsioni

 

IL PIL 2012 è previsto in calo dello 0,5%. Previste diminuzioni dello 0,8% per i consumi collettivi, dello 0,4% per la domanda interna, dello 0,3% per il valore aggiunto.

Le esportazioni dovrebbero mantenersi in leggero aumento intorno allo 0,8%. La disoccupazione dovrebbe attestarsi intorno al 7,5%.

 

Sinistra Ecologia e Libertà - Circolo di Tortona